L'Amazzonia brucia: un disastro mondiale

La Foresta Amazzonica sta bruciando. La foresta pluviale che occupa una larga parte del territorio sud-americano, è in fiamme ormai da diversi giorni. Un vero e proprio inestimabile patrimonio dell'umanità sta venendo divorato dalle fiamme proprio in queste ore. Tutti i giornali e i principali media non fanno che parlarne, ma cosa sta accadendo veramente, e perché? Quali sono i reali numeri di questo disastro mondiale e quali saranno le possibili conseguenze? Prenditi qualche minuto del tuo tempo e scopri insieme a noi tutto quel che c'è da sapere su ciò che sta accadendo in Amazzonia. 

 

Incendi in Amazzonia: a rischio la culla della vita e della biodiversità

La Foresta Amazzonica si estende per quasi 6 milioni di chilometri quadrati, e tocca ben 9 stati del Sud America: quasi il 60% dell'Amazzonia si trova in Brasile, ma è presente anche in Perù, Colombia, Venezuela, Ecuador, Bolivia, Guyana, Suriname e Guyana Francese. Basti pensare che per estensione supera tutta l'Unione Europea! Oltre a rappresentare oltre la metà di tutte le foreste pluviali esistenti al mondo, vanta anche un ecosistema unico sia per flora che per fauna. Presenta al suo interno oltre 16.000 specie di alberi (si contano circa 390 miliardi di unità), 2 milioni e mezzo di specie di insetti, oltre 1000 di uccelli, 428 di anfibi, 378 di rettili, 2.200 di pesci, 427 di mammiferi e  almeno 40.000 varietà di piante. È la casa del 10% delle specie conosciute al mondo e di oltre 350 gruppi etnici.

Sono numeri incredibili, che rendono l'Amazzonia un tesoro inestimabile che andrebbe salvaguardato, protetto e custodito per le generazioni a venire. È un bacino di biodiversità unico nel suo genere, casa di specie animali e vegetali che non esistono in altre parti del mondo. E tutto questo sta correndo un gravissimo pericolo nel corso delle ultime settimane, da quando le fiamme hanno iniziato a divorare la Foresta Amazzonica. 

 

Incendio in Amazzonia: cause e conseguenze

 

Brucia La Foresta Pluviale in Amazzonia

Da alcune settimane la Foresta Pluviale in Amazzonia è straziata da numerosi incendi che sono scoppiati in tutto il territorio. Stando ai dati del Global Fire Emission Database (Osservatorio Mondiale sugli Incendi) al 2019 il fuoco è dilagato in oltre 72.000 punti, con un aumento dell'84% degli incendi  rispetto allo scorso anno. L'Amazzonia non è nuova ad incendi di questo tipo, ma mai in maniera grave come quest'anno: basti pensare che il giorno di picco nel mese di agosto è stato più alto del 700% rispetto alla media degli ultimi 15 anni, e in molti stati la presenza di cenere e altri particolati nell'atmosfera non era mai stata così alta dal 2010. La Foresta Amazzonica brucia, e sembra che le fiamme non accennino a diminuire.

Nonostante la drammaticità della situazione il primo intervento da parte del presidente brasiliano Jair Bolsonaro è avvenuto solo negli ultimi giorni, con la decisione di inviare l'esercito a combattere il fuoco che continua a divampare. Visto l'aggravarsi degli eventi persino i principali leader mondiali, radunati al G7 a Biaritz, hanno preso a cuore la questione e hanno dibattuto su quali manovre mettere in atto per arrestare questo terribile fenomeno. Ma quali sono le cause dell'incendio in Amazzonia? Di chi è la colpa di ciò che sta distruggendo la più grande foresta pluviale del mondo? 

 

Le cause degli incendi in Amazzonia: chi sono i responsabili?

Partiamo col dire che le cause di ciò che sta accadendo all'Amazzonia sono principalmente di natura umana. Il 99% degli incendi registrati, infatti, è di origine dolosa: grazie alle immagini satellitari infatti possiamo vedere come la gran maggioranza di questi incendi nasca ai margini della foresta, a ridosso degli insediamenti umani, dei campi coltivati e dei pascoli. Gli incendi infatti sono uno dei mezzi principali utilizzati per la deforestazione dei territori amazzonici, legale e illegale, che avviene per far spazio agli allevamenti, in particolar modo di bovini, e alle piantagioni di soia, che viene impiegata proprio nell'alimentazione degli animali.

La deforestazione in Amazzonia tra le principali cause delle fiamme

Questo fenomeno, che fino al 2017 era drasticamente diminuito (ma non arrestato), ha subito un'importante impennata nel corso del 2018 e del 2019, tant'è che negli ultimi 50 anni l'Amazzonia ha perso circa il 17% del suo territorio. Quest'anno potremmo arrivare a superare i 10.000 km quadrati disboscati, cosa che non accadeva da oltre dieci anni. A riferirci questo è stata l'agenzia spaziale brasiliana, il cui direttore è stato licenziato da Bolsonaro.

Il governo con sede a San Paolo, seppur non possa essere ritenuto colpevole della recente emergenza, ha comunque incoraggiato il disboscamento della Foresta Amazzonica a favore di colture e allevamenti, promuovendo anche numerose attività minerarie nella zona e tagliando i fondi per la difesa ambientale. Grandi focolai di incendi però stanno dilagando anche nella parte boliviana dell'Amazzonia, guidata da un governo di sinistra, quindi non possiamo ritenere il Brasile e il suo governo come l'unica o la principale causa di ciò che sta avvenendo nelle ultime settimane. C'è una grande domanda però che tutti si stanno facendo: quali saranno le conseguenze a breve, medio e lungo termine di tutto questo? 

 

Foto dell'incendio in Amazzonia: c'è qualcosa che possiamo fare?

 

Apocalisse o falso allarmismo sugli incendi in Amazzonia?

Nelle ultime ore stanno girando, non solo in rete ma anche su testate prestigiose, numerosi dati e informazioni spesso poco precisi e inaccurati. Si fa spesso riferimento al fatto che la Foresta Amazzonica sia il "polmone del mondo", con una produzione del 20% dell'ossigeno mondiale. È un'informazione errata: l'Amazzonia ne produce non più del 6%, e il vero polmone della Terra sono le alghe marine, che producono fra il 50% e il 70%  dell'ossigeno del nostro pianeta. Se però incendi e deforestazione dovessero andare ad intaccare il 25-40% della foresta, l'ecosistema amazzonico potrebbe subire un tracollo dal quale non riuscirebbe a riprendersi. La Foresta Amazzonica infatti è così grande da generare "da sé" nuvole e piogge, creandosi di fatto il proprio clima. Se questo fragile equilibrio dovesse spezzarsi non riuscirebbe più ad autoregolarsi e potremmo dover dire addio all'Amazzonia per come la conosciamo, e subiremmo una perdita incalcolabile in termini di biodiversità animale e vegetale. 

Le conseguenze degli incendi in Amazzonia sul Cambiamento Climatico 

Allargando il discorso in un’ottica su larga scala, ciò che sta avvenendo in Sud America è solo una della conseguenze e, paradossalmente, delle cause del cambiamento climatico che sta colpendo il nostro pianeta nel corso degli ultimi decenni. Con il fuoco che ha stravolto il territorio amazzonico per settimane infatti si sono liberati nell'aria oltre 230 milioni di tonnellate di CO2, che andranno a peggiorare ulteriormente il riscaldamento climatico. Ciò renderà altri incendi ancora più probabili, in un circolo vizioso che porterà a conseguenze sempre più gravi. Per non parlare poi di quello che è accaduto alcune settimane fa in Siberia, dove oltre 5 milioni di ettari di foresta sono andati in fumo. 

 

Sempre più sensibili al Benessere e alla Salvaguardia dell’Ambiente

Fortunatamente nel corso degli ultimi anni un’opinione pubblica sempre più attenta al benessere e alla salvaguardia dell’ambiente nel quale viviamo ha imposto anche alle più grandi aziende internazionali di rivedere i propri processi produttivi e a contenere sprechi e impatto sull'ecosistema. Personaggi del mondo dello spettacolo come Leonardo di Caprio, Penelope Cruz e Paul McCartney sono da anni molto attivi nella lotta a favore dell'ambiente, e proprio nell'ultimo periodo la voce di una ragazzina come Greta Thunberg ha scosso la coscienza di molti, spingendoli ad avere un occhio di riguardo nei confronti della questione ambientale. 

Proprio nel corso del recente G7 svoltosi a Biarritz uno dei temi più caldi è stato il trovare una soluzione agli incendi che stanno straziando la foresta Amazzonia. Il Presidente Francese Emmanuel Macron infatti ha definito l’evento una crisi di caratteriale mondiale, non solo nazionale, e che per tanto fosse uno dei punti chiave da mettere in agenda e discutere durante il G7. La risposta del presidente brasiliano Jair Bolsonaro non si è fatta attendere, ed ha duramente attaccato il leader francese accusandolo di avere una “mentalità colonialista”, a causa della sua proposta di discutere ciò che sta accadendo in Amazzonia senza il coinvolgimento degli Stati sudamericani. Sta di fatto che la situazione non accenna a migliorare, il fuoco in Amazzonia continua a bruciare e quindi viene naturale chiederci: possiamo fare qualcosa per evitare che ciò accada nuovamente? Possiamo intervenire per far sì che emergenze di questo tipo non minaccino più un delicato e prezioso ecosistema come quella amazzonico?

 

Cosa Fare per Conservare l’Ecosistema dell’Amazzonia e del Pianeta?

Se è chiaro che non possiamo andare direttamente a spegnere le fiamme che stanno divorando un vero e proprio patrimonio naturale, è vero anche che, nel nostro piccolo, qualcosa che possiamo fare c’è. Innanzitutto, diminuire il consumo di manzo importato dal Brasile, visto che la creazione di nuovi allevamenti è una delle cause principali del disboscamento della Foresta Amazzonica. Ci sono poi diverse associazioni che da anni lottano per la salvaguardia del territorio amazzonico. Amazon Watch si impegna da oltre vent’anni a difendere la foresta e le popolazioni indigene che la abitano, mentre effettuando una donazione su Rainforest Trust finanzierai l’acquisto di acri di territorio forestale. Anche sostenendo il WWF potrai aiutare a salvaguardare le migliaia di specie animali presenti unicamente nell’ecosistema dell'Amazzonia.

Acquisti Ecosostenibili per salvaguardare l’Ambiente

Per quanto riguarda il nostro campo di competenza, invece, quel che possiamo fare è rivolgerci a brand selezionati che hanno a cuore l’eco sostenibilità dei propri prodotti e agiscono attivamente per il benessere del pianeta. Ne è un esempio adidas, che punta entro il prossimo anno a ridurre il consumo di acqua nei suoi processi produttivi, a diminuire la creazione di rifiuti grazie a materiali innovativi e a tecnologie all’avanguardia e a conservare e ad abbattere le emissioni di CO2. Anche Levi’s, con le sue collezioni green e l’impegno a migliorare le condizioni ambientali e sociali nei campi di cotone, e Nike, che ha come obiettivi l’utilizzo di sola energia 100% rinnovabile e il taglio agli sprechi di energia e materie prime, si impegnano per far sì che le loro produzioni massa abbiano il minor impatto possibile sul pianeta.

Anche store di cosmetica e articoli di bellezza come Lookfantastic hanno realizzato linee con prodotti che rispettino la sostenibilità ambientale, o The Body Shop e le sue campagne mirate a combattere i test sugli animali. Anche lo store inglese Lush ha puntato molto sull'ecosostenibilità dei propri prodotti, commercializzando cosmetici realizzati a mano e anche schierandosi duramente contro la sperimentazione animale. Persino grandi brand di elettronica come Sony stanno portando avanti campagne per sensibilizzare la proprio utenza riguardo ai rischi che il nostro pianeta sta correndo. 

Cerchiamo tutti di fare qualcosa nel nostro piccolo ed impediamo che una tragedia come quella amazzonica possa avvenire di nuovo! 

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